Il titolo di studio richiesto è tra le prime cose da verificare quando si legge un bando di concorso, perché non determina solo l’ammissibilità alla selezione: in molti casi incide anche sul punteggio complessivo, attraverso la valutazione dei titoli posseduti dal candidato.
Ogni bando indica in modo puntuale quale titolo di studio serve per partecipare, che si tratti di un diploma di scuola secondaria, di una laurea triennale, di una magistrale o, per alcuni profili tecnici, di titoli equipollenti specifici. È qui che nascono spesso i dubbi maggiori: non tutti i titoli affini vengono riconosciuti automaticamente validi, ed è sempre bene controllare con attenzione le equipollenze indicate nel bando prima di dare per scontata la propria ammissibilità.
I titoli che valgono punti in più
Oltre al titolo minimo di accesso, molti concorsi attribuiscono punteggio aggiuntivo a chi possiede titoli superiori a quello richiesto, come una laurea magistrale quando il bando chiede solo la triennale, oppure master, dottorati di ricerca, abilitazioni professionali e certificazioni linguistiche o informatiche. Anche l’esperienza lavorativa pregressa presso pubbliche amministrazioni viene spesso valutata, con punteggi che variano in base alla durata del servizio e alla sua pertinenza rispetto al profilo messo a concorso.
Proprio per questo motivo, conviene tenere sempre a portata di mano una documentazione aggiornata dei propri titoli, diplomi, lauree, master, attestati e certificazioni, pronta da caricare in formato digitale. Le domande di partecipazione richiedono quasi sempre l’allegazione diretta di questi documenti entro la scadenza del bando, e ritrovarsi a cercarli all’ultimo momento è uno degli intoppi più comuni ed evitabili in fase di iscrizione.
